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17/03/2013 - Francesca Biffi Artigiana della parola

dice di lui...

Onice.
Gli occhi di Enzo Santambrogio sono come l’onice. Sembra che il mondo non ci passi in mezzo. Ma lì in fondo c’è tutto quel suo guardare. Guardare attraverso e dentro.
Vuoletirarci fuori l’anima da quel mondo che guarda lui. La sua anima, quella che gli interessa. Delle altre non si cura.
Non il mondo apparente, quando apri la finestra.
Quello non è il mondo che gli occhi di onice vogliono vedere. Meglio scavare e andare oltre ciò che delude esi trasforma in indignazione gridata.
Irrinunciabile.
Per ricordarti chi sei e la strada che ti sei lasciato alle spalle.
Il lavoro da fabbro, ragazzo cresciuto in fretta. Fratello tenerissimo.

Ma non resta altro che fare la valigia e andare altrove.
A ritrovare purezza. Arte sempre nuova e, poche volte la felicità.

Allora, eccolo. Artigiano della sua Arte.
Occhi attaccati alla Nikon. L’Africa davanti e un po’ di malinconia appoggiata lì, alla nuca. Per ricordarti chi sei. A fare da filtro ad immagini emozionanti e a vite che lo sono di più.

È lì che gli occhi di onice si mettono a cercare. Racconti di vita, di viaggio, di gente.
Racconti che non finiscono più. Da perderci la testa.

Ne fotografi uno, scrivi di un altro. E quello successivo lo insegui. Abbozzi un’idea. Lasci l’arte a metà. Vai avanti. Ti perdi un po’. Scatti un’altra foto. E con il cuore sei di nuovo sulla strada. A cercare quello che ti ispira, come conchiglie.
È cosi, Enzo.
Alla ricerca dell’ulteriore. Sempre.
Il volto di una donna, l’odore di un luogo, una strada polverosa chissà dove, uomini al lavoro, gente di casa sua e gente di posti nuovi. Parole, musiche d’Africa, impronte, pietre grezze, mani che dipingono, bambini che si avvicinano e guardano curiosi.
C’è questo e molto di più, negli occhi di Enzo.
Occhi di onice, per contenerlo tutto questo suo mondo. Fotografarlo così.
E quando una cosa –una in particolare- lo emoziona,
per un attimo brevissimo stacca gli occhi dalla Nikon
e se sei attento, vedi che gli occhi si riempiono di incoscienza
e di infanzia

rumori del lavoro di tuo padre sotto casa, il profumo dell’arrosto la domenica mattina,
Cose così.

Poi ricominci a scattare.



 
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